L’Illusione della conoscenza

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(Tra le novità del 2018, questo libro – che ho subito messo nella lista delle cose da leggere – sembra promettente. Su Facebook, mi sono lasciato trascinare da un moto di speranza e di seguito il risultato.)

 

La conoscenza non è sempre cosa certa ed è più spesso l’esito di competenze non del tutto comprese, che non il loro requisito.

Un giorno approcci come questo saranno finalmente di dominio comune.

Costrutti come problem-solving e comprehension-first saranno forse rimpiazzati dai più ovvi e meno aleatori pattern-finding e competence-first.
Questi ultimi includono la geniale intuizione delle affordances, che è in giro dal ’79 ma nessuno si fila.

Forse saremo pure in grado di sciropparci meno libri di successi, raggiungimenti di obiettivi, storie di CEO fantastici e dove trovarli (dico forse, perché di divi, divinità e miti sembra non si riesca proprio a fare a meno) con un riscatto della cultura, vero volano del progresso e dell’innovazione per l’umanità.

Marx diceva che la storia si ripete sempre due volte, la prima volta come tragedia, la seconda come farsa.

Quel giorno, in una sorta di Secondo Illuminismo – momento ironico per una specie autoproclamatasi sapiens – sapremo di essere tutti un po’ imbecilli, sapremo di non avere sempre chiara ogni situazione.

Non ce ne faremo un cruccio perché coscienti che solo la spinta a fuggire dall’imbecillità (il vecchio caro “saper di non sapere”) è la strada per riuscire poi in qualche modo a comprendere e sapere (non tutto, ma almeno capirci qualcosa).


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