Chi non lavora…

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Chi non lavora non fa l’amore

Lo cantava Celentano — con un inconsapevole riferiento a Foucault — e pochi oserebbero dargli torto.

Certo, quello che la canzone non prendeva in considerazione è che dopo una lunga giornata di lavoro bisognerebbe trovare il tempo o la voglia (o entrambi) per fere l’amore.

Cosa poi non così scontata.

Una vita ideale

Un altro che non aveva preso questo aspetto in considerazione è Marx ma, mentre possiamo scusare Celentano della poca accortezza — in fondo, non stava proponendo una visione del benessere comune — c’è di che sospettare del sospettoso Marx e della sua proposta.

Leggiamola insieme e vediamo perché, a dispetto dell’ottimismo che può generare, il risultato è tutto fuorché idilliaco e sopratutto non lascia speranza per chi voglia seguire alla lettera Celentano. Nella sua L’ideologia Tedesca leggiamo:

… fin tanto che l’attività, quindi, è divisa… l’azione propria dell’uomo diventa una potenza a lui estranea… che lo soggioga… una sfera di attività determinata ed esclusiva che gli viene imposta e dalla quale non può sfuggire… ; laddove nella società comunista, in cui ciascuno non ha una sfera di attività esclusiva ma può perfezionarsi in qualsiasi ramo a piacere, la società regola la produzione generale e appunto in tal modo mi rende possibile fare oggi questa cosa, domani quell’altra, la mattina andare a caccia, il pomeriggio pescare, la sera allevare il bestiame, dopo pranzo criticare, così come mi viene voglia…

Quello che Marx non si rendeva conto di descrivere e che invece possiamo vedere benissimo realizzato al giorno d’oggi è una società in cui il lavoro ha completamente inglobato la vita di ciascuno, una società in cui non si smette mai di lavorare. Poco conta che sia qui disegnata come un sogno di libertà, di fatto non lo è. Inoltre, la condizione sperata da Marx descrive una giornata in cui il tempo è completamente speso a lavorare ma non a fare l’amore. Chi vorrebbe mai una cosa del genere?

Alla lettera

Se si vogliono approfondire le condizioni che hanno reso possibile questa situazione consiglio questo e nel caso si avesse qualche dubbio sulla attuale realizzazione di questo sogno comunista, basti vedere una che sembra aver preso alla lettera il filosofo tedesco: Angela Merkel.

In un articolo di qualche tempo fa si paventa proprio la realizzazione del sogno marxista — si potrà obiettare che non era ciò he Marx veramente intendeva, ahimè però è ciò che veramente ha scritto.

Ecco qui cosa si prospetta in questa Ideologia Tedesca 2.0: via di mezzo la barbarie delle 8 ore in ufficio! Non possiamo imporre attività del genere ad un essere umano, liberiamolo. Facciamo sì che sia egli a decidere quando e quanto tempo lavorare. Solo che di nuovo (leggete l’articolo per capire meglio) ciò che accade veramente è l’aumento delle ore di lavoro e in generale del tempo speso non per se stessi.

Quelli che Marx vedeva come dei limiti orari, di funzione e ruolo non sono limiti imposti al lavoratore ma all’azienda, ossia delle condizioni materiali che mettono un argine a quanto del nostro tempo viene speso per lavorare. Condizioni che però, che a Marx piaccia o meno, stanno venendo sempre meno.

Ciò che Marx descrive e che sta prendendo una nuova forma non è altro che la tanto odiata flessibilità (… fare oggi questa cosa, domani quell’altra…) solo che, come capita spesso quando si usano le filosofie come ricette, non ce ne eravamo accorti.


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