Alla ricerca di meme (continua)

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Il meme egoista (continua)

Immagino un’obiezione a questa proposta: sarebbe assurdo sostenere che i testi di un autore gli permettano di sopravvivere. Sarebbe come affermare che un libro è un essere vivente. Ora, un’obiezione del genere potrebbe essere mitigata dallo stesso Dennet attraverso il filo rosso che segna tutto il testo, quello che lui chiama capovolgimento della ragione.

Nella sua naturalizzazione della teleologia, l’autore sostiene, Darwin ha dimostrato l’effettiva possibilità che si diano ragioni senza la necessità di esseri che si rappresentino tali ragioni.

Allo stesso modo, in una sorta di culturalizzazione della vita, potrebbe apparire sensata la possibilità che si dia vita senza la necessità di un soggetto che si rappresenti tale vita, una vita che è al di fuori cioè della sua rappresentazione, ma che altri possono rappresentarsi.

Così abbiamo biologicamente il gene e culturalmente il meme come garanti della sopravvivenza e delle migliorie per la specie che li ospita.

Dove c’è meme, c’è… cosa?

Nel contesto di una filosofia ingenua, molto dipende dal contesto in cui usiamo la parola vivo: sarebbe davvero così esagerato affermare che Steve Jobs sia ancora capace di trasmettere idee, influenzare il modo di vivere e pensare di centinaia se non centinaia di migliaia di persone?

Prendiamo quindi un meme esemplare: questo video, solo in questa versione, è stato visualizzato più di tre milioni di volte e facciamoci caso, si tratta certo della forza comunicativa del messaggio e del suo autore ma molto di più della forza riproduttiva della scrittura (in una delle sue tante forme).

Senza un qualunque supporto per la registrazione, gli studenti presenti sarebbero stati gli unici ad assistere all’evento e a ricordare le parole di Steve Jobs. Avrebbero potuto tramandarle oralmente ma, parlando in questa maniera, stiamo solo gettando la scrittura via dalla porta per vederla rientrare dalla finestra, sotto forma di quella che Derrida definiva archiscrittura.

Insomma, senza la possibilità di registrare il video (banalmente, salvarlo su un hard disk) non ci sarebbe stata riproduzione: riproduzione di un video, di un messaggio e forse – qui che cerco di dare una prova della mia affermazione sulla vita nei testiriproduzione di una vita, quella di Steve Jobs.

Quindi una proposta ingenua: il meme, così come il gene, è una condizione necessaria (ma non sufficiente) per la vita.

Insomma dove c’è meme, c’è vita, il che ci porta al culmine della nostra ricerca.

Meme. Meme ovunque.

Possiamo trovarli su Facebook, riviste, libri, siti, telefonini, manuali, caverne… secondo Dennet, si trovano nel cervello e, a pensarci bene, sarebbe di gran lunga più semplice chiedersi: dove non si trovano i meme?

Nell’esposizione di From Bacteria to Bach and Back si sottovaluta secondo me la circostanza per cui il meme si trova non solo nei cervelli ma ovunque sia possibile registrare delle tracce, ovunque si dia possibilità di iscrizioni – come direbbe Ferraris 1: più che nelle teste, i meme si trovano nei testi 2.

Perché è così rilevante? Puntualizzare il ruolo della scrittura ha implicazioni in diversi contesti 3. In una prospettiva ingenua l’enfasi su questa circostanza mette in luce due cose:

In primo luogo, l’esistenza di una necessaria condizione materiale per molte, se non tutte, le attività umane: dal gioco per i bambini alla più sofisticata ricerca in campo scientifico, il meme si diffonde e si riproduce attraverso le iscrizioni, permettendo l’accumulazione e la revisione delle conoscienze, in breve (anche se non sempre in una manieralineare) il progresso.

Di conseguenza, il rapporto tra natura e cultura, o se vogliamo biologia e storia: dalla riproduzione del DNA come codice della vita, a quella del linguaggio come codice della cultura e tutto ciò che può stare in mezzo, andrebbe assimilato più ad un graduale passaggio che un salto. In maniera ingenua, lo possiamo anche notare nelle due accezioni di riproduzione, forse non così tanto differenti: l’accumulazione e la stratificazione di iscrizioni, prima in biologia, poi nella storia e nella cultura, ha generato modi diversi in cui una vita può appunto riprodursi.

È ovvio ed è un fatto inoppugnabile: Steve Jobs non è più in vita, non è più cosciente. Tuttavia non sembra consistere in un grosso limite, almeno se riferito alla nostra possibilità di vedere e ascoltare ancora Steve Jobs che quindi non è più in vita ma neanche completamente morto. Grazie al meme, grazie alle iscrizioni dunque, l’evoluzione sembra aver trovato garantito una forma di sopravvivena dopo la morte. A pensarci un attimo, non è cosa da poco.


Also published on Medium.

  1. Ferraris, Documentalità
  2. supporti capaci in qualche maniera di memoria (quindi, anche i cervelli)
  3. Dalla vita quotidiana ai grandi eventi storici, si veda ad esempio Ferraris, Mobilitazione Totale